Biografia

Siena, 1955.

Come fotografo nasce nel 1979. Entra in contatto con altri fotografi e con essi apre la prima galleria senese dedicata alla fotografia, il Prisma Multimedia, attraverso la quale promuove ed organizza nel corso di un decennio decine di mostre ed iniziative dedicate alla fotografia e all’arte contemporanea, tra cui: L’Arte d’ingannare di Salvatore Falci, Stefano Fontana e Pino Modica (1986), con la presentazione all’Università di Siena a cura dello scrittore e docente di estetica Alberto Olivetti.

Anni nei quali realizza importanti rassegne internazionali legate però alla realtà italiana quali L’immagine delle donne, cui prendono parte oltre 50 fotografe, tra cui Zofya Ridet, Carla Cerati, Verita Monselles, Helen Sager, Elisabetta Catamo, Adriana Argalia con i commenti in catalogo di Omar Calabrese, Sergio Staino, Italo Zannier, Giuliana Scimè, Pietro Clemente, Carlo Majer (1987) e Dentro la città oltre le mura, rassegna per la fotografia senese, cui partecipano anche fotografi non senesi che abbiano indagato la città nei suoi aspetti meno consueti, come George Tatge, Pepi Merisio, Gianni Berengo Gardin, Maurizio Gioco, Alessandro Mlach, Cesare Colombo, Francesco Paolo Cito ed altri (1992).

foto tratta da “Dentro la città oltre le mura”

La prima fase di ricerca fotografica di Tozzi è rivolta essenzialmente al corpo come strumento di indagine interiore, attraverso l’uso del open flash, e che sarà oggetto delle prime mostre: “Mauro Tozzi è un fotografo dell’immaginario che attinge direttamente dalla realtà sfruttando il mezzo fotografico fino alle sue possibilità più esasperate…” (Gianfranco Arciero, Reflex, giugno 1985).

Oltre ad Arciero, il suo lavoro viene visto con attenzione anche da Mario Giacomelli (“Il tempo dello sguardo, le memorie dell’esistenza sono per Tozzi traduzioni di una scrittura, richiami inquietanti per un rapporto d’interiorizzazione. Il suo è un lungo viaggio nelle ombre dove la forma corrosa diventa sostanza e l’immagine soggetto per comunicare tra spazio terreno e spazio infinito”, 1984) ed Enrico Crispolti (“Qualcosa di drammaticamente precario, di sfuggente, fra la dimensione onirica e l’incubo medianico”, 1987).

Sono anni in cui espone a Prato (Dryphoto), Senigallia (Palazzetto Baviera), Firenze (Biennale Giovani dell’Area Meditearrenea), Verona (Galleria Frà Giocondo), e poi Bologna, Alessandria, Genova, Foligno, Belgrado (Galleria Art-Dadjo) nella collettiva Voice-Echo.

dalla ricerca sul corpo (La Dama Bianca)

Verso la fine degli anni ’80 si dedica anche alla fotografia di teatro, che trova spazio in numerose pubblicazioni su quotidiani e riviste locali e nazionali e, successivamente, inizia la propria ricerca sulla simbologia dei giardini che saranno oggetto di numerose rassegne, tra cui Trieste (con la presentazione di Bruno Munari), Verona, Mantova, Greve in Chianti, Siena.

Omar Calabrese scrive, nella prefazione al volume Il Giardino Rivelato, realizzato con Ilio Scali nel 1995, “l’idea del percorso misterioso, assimilabile ad un viaggio interiore, che sta alla base della ricerca fotografica di Ilio Scali e Mauro Tozzi, è quanto mai intrigante e ricca di spunti. Già il titolo, Il Giardino Rivelato, appare intelligentemente mistificatorio […]. Nulla è quindi ‘rivelato’ in questo giardino ma ogni dettaglio rimanda ad una storia non scritta, a personaggi assenti ma probabilmente già esistiti“.

Il lavoro sui giardini trova compimento nel 1996 in Francia nella mostra collettiva d’arte contemporanea Jardins d’Hesdin, Jardins d’Eden con opere, tra gli altri, di Enrico Baj, Ugo Nespolo, Piero Gilardi, Regis Deparis, Sabine Weiss.

una delle foto di Tozzi alla mostra “Jardins d’Hesdin, Jardins d’Eden”

In contemporanea con Londra, Parigi e Tohoku University of Art & Design di Yamagata, al Santa Maria della Scala in occasione dei 150 del telegrafo, Enrico Crispolti e Omar Calabrese organizzano la rassegna di fax-art Omaggio a Giovanni Caselli, inventore del telegrafo, cui hanno preso parte artisti italiani e internazionali (1997), tra i quali Ugo Nespolo, Emilio Vedova, Luca Patella, Leonardo Cremonini, Joe Tilson, Matthew Spender, Piero Pizzi Cannella, Pietro Cascella e tanti altri.

il fax di Tozzi

A partire dal 1995 inizia a lavorare alle sculture di Tito Sarrocchi (1824-1900) che lo porteranno in varie città italiane. La scelta è stata quella di fotografare le statue esclusivamente in luce naturale con l’intento di dare vita ai marmi grazie agli accumuli di polvere, alle ombre e alle collocazioni delle statue stesse.

Il progetto, nel suo complesso, prevede inoltre il restauro dei gessi che lo scultore aveva donato alla sua morte al Comune di Siena e che in gran parte erano andati distrutti o versavano in gravi condizioni. La mostra dei gessi, in parte restaurati, ha avuto luogo al Santa Maria della Scala nel 1999 assieme a molte gigantografie delle sue statue, tratte dalle fotografie di Tozzi. La vita e la storia di Sarrocchi, il catalogo delle opere, delle fotografie e dei gessi sono stati raccolti in un volume edito in occasione della mostra.

dal monumento funebre a Elisa Cambi, Cimitero della Misericordia, Siena
l’ingresso alla mostra di Tito Sarrocchi, in primo piano una delle gigantografie

All’inizio del nuovo secolo si avvicina alla fotografia stenopeica e alle toy-cameras, attraverso cui sperimenta la cosiddetta fotografia a bassa definizione e che esporrà in varie mostre tra cui la Biennale de Camera Estenopeica a Veracruz in Messico (2002). L’attività stenopeica di Tozzi ed una sua lunga intervista è stata oggetto della Tesi di Laurea La fotografia stenopeica. Storia ed evoluzione di una tecnica di Irene Campana presso l’Università di Bologna, anno accademico 2003-2004, relatore prof. Luigi Tomassini.

Nel 2013 per la tavola rotonda Visivi, la fotografia attraverso i linguaggi contemporanei (Fratelli Alinari, Firenze, 2013) viene invitato a riflettere sull’esperienza della mostra “Senza Obiettivo”. Nell’occasione, Dominique Stroobant dedica a Paolo Gioli e a Mauro Tozzi un suo saggio sulla fotografia stenopeica, De l’épiderme au sténopé / Dalla pelle al foro.

fotografia stenopeica di Tozzi

La 45° edizione del festival Brnenska Sestnactka di Brno dedica nel 2004 una retrospettiva dell’opera di Tozzi che viene esposta in tre gallerie nel centro della città.

Nel 2016 a Siena, per il 35° anniversario dell’apertura della galleria Il Prisma Multimedia (1981), viene promossa la manifestazione Gli Sguardi e le Parole, comprendente la mostra Evidentia con le immagini dei soci fondatori Bruno Di Blasi, Daniele Sasson, Gianfranco Sciarra e Mauro Tozzi, ed il convegno Confesso che ho vissuto, per ricordare la figura di scienziato, ecologista e fotografo di Gianfranco Sciarra (1952-2015), scomparso l’anno precedente.

Insieme ad altri nel 2017 e 2018 promuove e partecipa alla rassegna collettiva Stendardi d’acqua, immagini limpide, trasparenti e controcorrente presso il Complesso San Marco, cui prende parte anche Sergio Staino, che sarà esposta anche a Tuscania e alla Villa Balladoro di Povegliano Veronese.

Nel 2018 a Sant’Anna del Furlo, Fossombrone (PU), alla Casa degli Artisti, espone alla collettiva IX° Edizione di Land Art sul tema Nero e a Torino, nell’ambito della collettiva Air Land 1.0 sul tema Lo Spazio: il vuoto sotto e sopra di noi.

alla mostra “Nero”

Dopo i mesi del “lockdown” del Covid 19 nei muri di Siena nessuno aveva più affisso manifesti, nessuna iniziativa, nessun evento. Insieme a Bruno Di Blasi e Laura Priami, Tozzi ha realizzato I Muri Raccontano una mostra collettiva di manifesti affissi per la città con le immagini dei tre autori con l’intento di ridare speranza e colore.

da “I Muri Raccontano“, 2020, polaroid di Mauro Tozzi

Pur non rifiutando le innovazioni tecniche e non facendone una questione ideologica, Tozzi continua a sperimentare la fotografia analogica e/o in bassa definizione, la cui “sporcizia” ritiene più vicina alla dimensione della vita reale rispetto alla “purezza” del digitale.

Promotore culturale

La sua attività si orienta verso il cinema. A partire dal 1989 con il cinema muto, cui ben presto abbina anche la musica dal vivo, organizzando numerose serate in giro per la Toscana che lo porterà a creare, assieme ad altri musicisti, il gruppo Ciné Musique, attraverso il quale prenderà parte a numerose rassegne dell’epoca del muto, tra cui, ultimo in ordine di tempo, l’omaggio a Buster Keaton nel Castello di Monteriggioni nel mese di agosto 2016.

Parallelamente alla ricerca fotografica e al cinema muto, nel 1991, fonda, con Roberto Dini, il Visionaria International Film Festival di cui ricoprirà la carica di direttore artistico fino al 2015.

Con Visionaria promuove ed organizza mostre, rassegne tematiche e conferenze, tra cui: Poevisioni elettroniche, a cura di Caterina Davinio (1996); Computer animazione internazionale 1987-96, in collaborazione con il Prix Ars Electronica di Linz (1997); Fuochi Fatui di Alessandro Amaducci (1998); Focolaio domestico di Agata Chiusano (1999); la Conferenza di José Saramago, Premio Nobel per la Letteratura 1998 (1999); Trash e Interni di Pino Modica (2000); Computer animazione internazionale 1997-2000, in collaborazione con il Prix Ars Electronica di Linz (2001); Senza Obiettivo, rassegna internazionale di Fotografia Stenopeica (2002); Nati nei Bordelli (Born into Brothels), rassegna fotografica dei bambini del quartiere a luci rosse di Calcutta, a cura di Zana Briski (2004, l’anno successivo il documentario omonimo vince il Premio Oscar); Liberate Silvia, proiezione del documentario di Giuliano Bugani ed incontro con Silvia Baraldini, prima uscita pubblica dopo la scarcerazione e l’indulto (2006); Sulle tracce del Futurismo, proiezione del documentario di Marco Rossi Lecce ed incontro con Enrico Crispolti e Amedeo Fago (2009).

Nell’ambito del festival, assieme all’artista Pino Modica che le ha ideate, ha promosso e organizzato 8 edizioni di Vision Art, arti visive in movimento, la sezione dedicata alle nuove tendenze della videoarte (dal 2006 al 2015).

Nel 2003 ha fatto parte della giuria internazionale del VII° Festival Encontros Internacionais de Cinema, Televisão, Vídeo e Multimédia di Avanca (Portogallo)

Numerose sono state le rassegne di cortometraggi e videoarte organizzate e promosse in varie località italiane e straniere, spesso nell’ambito di altri festival, tra i quali meritano di essere citati: Sydney (2001), Lille (2001, 2002, 2003), Atene, Rosario, Seia, Esterreja (2003), Avanca (2004), Volgograd (2006), Budapest (2008), San Pietroburgo e Mosca (2014), località nelle quali sono spesso stati invitati rappresentanti di Visionaria.

Nel 1998 progetta e coordina l’allestimento della mostra Nuvolo Underground 98 nel parcheggio coperto “Il Campo” di Siena per 100 televisori con le opere multimediali dell’artista Giorgio Ascani (in arte Nuvolo 1926-2008) curata tra gli altri dal Museo Pecci di Prato.

Tra il 2017 e 2018 collabora alle attività dell’assessorato alla cultura del Comune di Siena per la valorizzazione del trecentesco Complesso San Marco come luogo espositivo ma non solo. Oltre alla mostra degli Stendardi d’autore del 2017 hanno avuto luogo altre mostre, in particolare Siena incontra il Cinema del 2018, con l’esposizione di immagini delle sale cinematografiche senesi, proiettori e cineprese d’epoca e manifesti di film girati a Siena dalla nascita del cinema al 1980, a cura dell’Associazione Il Veliero delle Arti con cui collabora.

il Supercinema di Siena

Nel 1998 crea a Siena la Mediateca, dove ha lavorato stabilmente dal 2003, ubicata presso il complesso museale del Santa Maria della Scala. Nonostante gli oltre 8.000 lungometraggi e i 20.000 cortometraggi raccolti e nonostante le numerose attività (corsi di formazione con le scuole del territorio, proiezioni universitarie, assistenza agli studenti per i materiali audiovisivi, costanti rapporti con gli enti e le associazioni della Toscana e molto altro), la Mediateca viene chiusa dal Comune di Siena nel 2018.