Il Prisma Multimedia di Bruno Di Blasi

Il Prisma Multimedia
di Bruno Di Blasi*

Quando incominciammo a frequentarci, alla fine degli anni settanta, la ‘cultura fotografica’ a Siena era un vano parlare di problemi tecnici, un vanitoso partecipare ai concorsi, un confronto irrispettoso fra le proprie immagini e le opere dei ‘maestri’ ai quali, consapevolmente o no, tutti ci ispiravamo.

Non ricordo chi per primo, né quando, si accorse che tutto questo non era attività, ma soltanto un girare intorno al problema senza affrontarlo, senza assumere la responsabilità di pensare una soluzione, di realizzarla, porsela davanti come esperienza compiuta, e proporla al giudizio ed alla critica degli altri.

Daniele Sasson, Gianfranco Sciarra, Mauro Tozzi ed io abbandonammo così i circoli, spesso fumosi templi di ‘non cultura’, e ci trovammo, quasi senza accorgersene, a gestire un gruppo di lavoro al quale poi fu dato il nome “IL PRISMA Multimedia”, il taglio assunto fu quello di centro culturale multimedia, ed affittammo i locali di una vecchia ma bella cantina nel Casato di Sopra.

IL PRISMA (le sfaccettature in cui si articola l’arte e la cultura sono infinite) si trovò subito nella necessità di agire per giustificare la sua stessa esistenza. Il primo anno di attività vide la realizzazione di rassegne non solo fotografiche ma anche di pittura, poesia, musica, grafica, satira politica, a sottolineare il carattere di spazio aperto a tutte le attività, a tutte le esperienze, a tutte le persone interessate.

Fino a quel momento nella città non si era visto uno spazio disponibile per le esperienze e il confronto delle proposte più eterogenee, anzi le varie manifestazioni artistiche che venivano allestite facevano capo ai templi tradizionalmente delegati alle rispettive discipline: la pittura nelle gallerie, la musica nelle sale da concerto, la prosa nei teatri; la fotografia, invece, in spazi per l’occasione improvvisati. Per la sua stessa natura, infatti, la fotografia ha sempre incontrato infinite difficoltà nel ritagliarsi la propria fetta di mercato, e perfino il proprio spazio espositivo. L’immagine fotografica, consumata, venduta e sfruttata in tutti i settori del mercato, non ha una sua dimensione proprio in quello artistico.

In quei primi anni di attività entrammo in contatto con molti gruppi culturali che operavano al di fuori della nostra città e della nostra regione, collaborammo con circoli ed enti per la realizzazione di iniziative qualificanti, cominciammo ad essere conosciuti e contattati nel difficile mondo dell’immagine.

L’attenzione del gruppo, però, si rivolse, dal 1984, sempre più nel campo della ricerca fotografica e dell’immagine in genere, interessandosi a tecniche non tradizionali. Da questo secondo periodo le iniziative realizzate da IL PRISMA, nei propri locali o altrove, consistettero in mostre di fotografia e non, ma prevalentemente di immagini ottenute con interventi meccanici, chimici quali ad esempio l’immagine istantanea polaroid, la ‘fotocopia’ d’arte ovvero la copy-art, ecc.; un ambito di ricerca ricco di stimoli culturali e visivi perché ancora abbastanza inesplorato, ma proprio per questo più promettente. Esperienze di questo genere risultavano ancora più ‘esotiche’ in un contesto sociale come quello senese che non aveva conosciuto particolari episodi della cosiddetta ‘avanguardia’. Furono scoperti e divulgati aspetti dell’immagine di cui non ci eravamo mai occupati e ci accostammo a strade interpretative che, uscendo dai binari dell’usuale, lasciavano intravvedere possibilità espressive tutte da percorrere.

L’attività de IL PRISMA, quindi, fu utile e stimolante per quanti vollero partecipare, come protagonisti o come spettatori, e ha permesso a molti di allargare gli orizzonti della propria attività artistica, e, comunque, di approfondire il respiro culturale proprio e della città. La storia de IL PRISMA, quale spazio espositivo, si concluse nel 1988.

L’impegno che richiedeva la gestione di un centro culturale come quello era decisamente troppo oneroso per essere sostenuto dal solo volontariato, sia pure entusiastico, di poche persone; i locali espositivi non erano più sufficienti né idonei ad ospitare rassegne dell’importanza che si sarebbe voluta e, non ultimi, gli impegni personali e di lavoro di ciascuno di noi che non potevano essere trascurati. E’ rimasta una eredità da raccogliere.

L’esperienza del PRISMA insegna che è possibile realizzare quanto si sente necessario, anche senza una collaborazione organizzata e burocratica alle spalle. IL PRISMA, però, è rimasto tuttora un esempio isolato, malgrado che nella cantina di via del Casato di Sopra siano passati artisti ed opere oggi conosciuti ed apprezzati.

Sono le iniziative come quella alla quale queste righe servono da presentazione che possono costituire un ‘ponte’ gettato verso una futura attività artistica e culturale ricca e consapevole.

*Lo scritto di Bruno Di Blasi è stato pubblicato nel catalogo della mostra “Oltre la città dentro le mura, rassegna per la fotografia senese”, edita da Pollicino Progetti Culturali, Siena, nel 1992, dove hanno partecipato 29 fotografi senesi e 13 non senesi (tra i quali George Tatge, Pepi e Luca Merisio, Helen Sager, Cesare Colombo, Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana e ad altri).

Bruno Di Blasi

L’esperienza de Il Prisma e quella mostra sembra siano rimaste esperienze isolate. In questa città, a quanto pare, non si è riusciti, almeno finora, nei territori legati alla fotografia, ad uscire da una visione meramente utilitaristica e di “piccolo gruppo”, ieri nell’analogico così come oggi nell’era del digitale, dove sembra non si riesca a perseguire obiettivi comuni.

Mauro Tozzi