La Storia di Visionaria
(1989-2003)

La storia di Visionaria è diversa da molte altre simili manifestazioni che spesso raggruppano persone già interessate al video e al cinema, quando non proprio esperti del settore, che ad un certo punto decidono di dar vita ad un festival o a una grande rassegna.

Visionaria nasce nel quartiere più periferico di Siena nel cui Centro Civico da attrezzare si decide di acquistare, grazie anche ad un'offerta vantaggiosa, un videoproiettore.

Roberto Dini, allora Responsabile per la Cultura della Circoscrizione 2, e Mauro Tozzi, fotografo ed appassionato di cinema muto, inventano un concorso video che chiamano Premio Video Amateur, un pò per divertirsi e un pò per scandagliare quello strano mondo di coloro che al posto della macchina fotografica usano quelle ingombranti macchine da presa televisiva. Era il 1989.

La prima edizione si tenne l'11 e 19 Aprile1991 al Centro Civico La Meridiana di San Miniato, quartiere di nuova costruzione con molti problemi ambientali e sociali.
Autori partecipanti: 14. Spettatori: 50.
Vinse il Premio della Giuria Maurizio Gioco con
Modus Operandi e si aggiudicò il Premio del Pubblico Francesco Cosci con Avventure in Mountain Byke.
Eppure, nonostante i numeri non proprio esaltanti, fu un successo che spinse i nostri eroi a ritentare l'anno successivo.

Il Premio entrò stabilmente nelle attività culturali della Circoscrizione 2 e già alla 3° edizione la manifestazione si spostò in un teatro, quello parrocchiale del quartiere vicino, Vico Alto, più capiente e meglio attrezzato del Centro Civico. Il festival subì vari cambiamenti ma ebbe chiaro fin da subito l'importanza e la necessità di un rapporto col pubblico che, invitato a votare con delle schede, partecipava sempre più numeroso ed interessato.

Con la 4° edizione, che si tenne nella bolgia del Village Voice, un tempietto del rock ubicato in una zona "estrema", emerse anche una evidente crisi di crescita.

A fronte di una formula vincente e di una sempre maggiore partecipazione di autori e di pubblico mancavano i finanziamenti adeguati ed un riconoscimento da parte delle amministrazioni cittadine.

Seguì un lungo periodo di ripensamenti, in cui tra l'altro alcuni componenti abbandonarono lo staff, ma al termine del quale si decise di ritentare l'avventura.

Il Premio Video Amateur cambiò nome e dal 1995 diventò VISIONARIA, viaggio nell'immaginario video, e, grazie anche ai buoni uffici del nuovo Assessore alla Cultura del Comune di Siena, Omar Calabrese, nel giugno 1996 prese vita la 5° edizione.

Ma non tutto andò liscio: nelle umidissime serate della Fortezza Medicea, funestate peraltro da abbondanti piogge e da inconvenienti tecnici di ogni tipo, sì consumò l'unica edizione estiva all'aperto.

Nonostante le difficoltà ed un successo con molte ombre, lo staff di Visionaria caparbiamente decise di andare avanti e, attraverso una politica più aggressiva, riuscì negli anni seguenti a trovare una sede più degna per le proprie aspirazioni: il Museo del Santa Maria della Scala, nella centralissima P.zza Duomo. Inizia qui la crescita esponenziale di Visionaria: il festival diventa internazionale, nasce la Mediateca del Cortometraggio, arrivano ospiti e giurati di maggiore prestigio, si accede a finanziamenti più rotondi.

Anche se fin dal 1992 si è sempre cercato di realizzare rassegne ed edizioni speciali fuori da Siena, per far conoscere ed apprezzare la validità del mezzo espressivo video, è solo dal 1996 che prendono corpo progetti più ambiziosi di rassegne e partecipazioni ad altri festival anche prestigiosi.
E' il caso di
Specchio, specchio delle mie brame, una vasta panoramica della produzione video italiana che per tre edizioni (1996-1999) si tenne ancora al Centro Civico La Meridiana e che registrò un lusinghiero successo.

Un decennio di grandi difficoltà e di una faticosa affermazione soprattutto nella propria città ha reso le persone, che in questi anni vi hanno dedicato il proprio tempo e le proprie aspirazioni, un bel gruppo in cui si sono rinsaldati rapporti d'amicizia e di collaborazione anche oltre il festival.
I "vecchi" fondatori si sono assimilati con i nuovi, dando vita dal 1998 all'Associazione Culturale Visionaria che statutariamente gestisce sia le attività del festival che della Mediateca del Cortometraggio. E crediamo sia giusto qui dare loro il giusto tributo di riconoscenza: Anna Maria Arruffoli, Renzo Barbetti, Duccio Barlucchi, Simone Bogi, Alfredo Cavazzoni, Sabina Cesaroni, Roberto Dini, Alessandro Grazi, Remo Manganelli, Barbara Mottola, Claudio Santori, Mauro Tozzi, Tiziana Tarquini, cui si sono recentemente aggiunte Simona Bellaccini e Laura Pozzi. Ma non va dimenticato il grande contributo di capacità e simpatia di Maria de Fátima Braga de Matos che, lavorando con noi, ha permesso a Visionaria di ospitare José Saramago, Premio Nobel per la Letteratura, per una straordinaria conferenza sui diritti umani (1999).

La storia recente di Visionaria, costellata di numeri in grande crescita e dalla voglia di sfide sempre più impegnative, è quella di un festival che vuole cambiare di edizione in edizione, che cerca di ampliare e sperimentare nuove formule, che vuole indagare il mondo dell'audiovisivo e dei nuovi mezzi di comunicazione. Nascono mostre e rassegne, si creano nuove categorie di partecipazione per gli autori, si accrescono il numero ed il valore dei premi.

Essere Visionari significa soprattutto voler andare oltre l'apparenza, intravedere scenari che forse non si realizzeranno mai, lasciar correre e scorrere il film della propria immaginazione. Sono questi gli imperativi del modus operandi di Visionaria, anche se fatalmente si scontreranno con la grettezza provinciale di una piccola grande cittadina universale come Siena che vive il proprio ambiguo destino con spregiudicata insensibilità. Pigra, sordomuta, città straordinariamente bella, Siena non si interroga sul proprio recente passato, mentre finge incessantemente di prendere su di sé il proprio futuro.

Ma il sodalizio continua, a dispetto di tutto e tutti. Visionaria si sente libera espressione della gente di Siena ed un patrimonio di idee e di simpatia del quale non vuole privare la città. Perché Siena è anche Visionaria e Visionaria è anche Siena. 

Con l'edizione 2001 abbiamo festeggiato il Decennale.
Una festa che ha portato a battesimo la nascita di un'altra manifestazione nell'ambito del festival: prende avvio infatti la prima edizione di "Immaginativa 10x10x10", premio d'arte internazionale d'arte contemporanea per formati ridotti.

Un decennio sicuramente all'insegna della creatività, dell'innovazione e della partecipazione.

Eppure, qualcuno si è illuso di poter "usare" Visionaria. L'ipotesi da cui si è partiti, quella della massima apertura al mondo e di collaborazione con tutti i soggetti disponibili e senza la pretesa di voler coltivare orticelli, non trova tutti i riscontri attendibili. Anzi, altri festival, che in un primo tempo hanno mostrato interesse e volontà collaborativa, decidono improvvisamente di invadere l'ambito artistico di Visionaria, troncando ogni rapporto che non sia di quieta accondiscendenza nei loro confronti. Tutto questo è per noi fonte di dispiacere perché crediamo fino in fondo al valore del confronto e della pacifica collaborazione con chiunque lo desideri, per questo ribadiamo il nostro principio etico di disponibilità e partecipazione, senza confini di sorta.

Ma è con l'edizione 2002 che si apre un dialogo serrato e duraturo con il Comune di Siena, e con il suo sindaco Maurizio Cenni, che per la prima volta dà pieno credito al festival, mettendo in cantiere una serie di importanti progetti, consentendo di realizzare iniziative di grande rilievo internazionale ed aumentando la propria visibilità nell'ambito della manifestazione. Grande importanza riveste anche la collaborazione con l'Istituzione Santa Maria della Scala, il grande museo senese, con cui è stato possibile realizzare diverse rassegne in questi anni, tra cui la mostra "Senza Obiettivo", rassegna internazionale di Fotografia Stenopeica, una tra le più grandi d'Europa, cui hanno preso parte i maggiori fotografi stenopeici del pianeta.

La XII edizione del 2003 presenta l'immagine più suggestiva che Visionaria abbia mai avuto. Lo slogan "Mi manca la terra" suggerisce molteplici ipotesi. Quella che vorremmo per noi è di toccare finalmente il cielo con un dito, ma, al tempo stesso, non vorremmo mai dimenticare che il piede e la terra formano insieme una squadra formidabile.